Punti di non derivabilità: angolosi, cuspidi e flessi
Matematica 05 Agosto 2026

Punti di non derivabilità: angolosi, cuspidi e flessi

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Redazione Weduup

Quando una funzione “fa una piega” o si impenna in modo anomalo, la pendenza della tangente non si lascia descrivere con una sola derivata. In questi punti specifici, pur restando la funzione continua, la derivata non esiste e la classificazione passa dai limiti destro e sinistro della derivata per x → x0. È il criterio che permette di distinguere punto angoloso, cuspide e flesso a tangente verticale.

Il criterio operativo: limiti della derivata prima

La derivata di una funzione in x0 esiste solo se limite destro e limite sinistro della derivata prima coincidono. Se la funzione è continua in x0 ma il “comportamento della pendenza” cambia bruscamente, la derivata può mancare. La classificazione si basa su ciò che accade a y'(x) avvicinandosi a x0 da destra e da sinistra.

Tre tipologie di punti non derivabili

  • Punto angoloso: i due limiti della derivata sono finiti ma diversi. Geometria: spigolo o “punta”.
  • Cuspide: i limiti tendono a ∞ ma con segni discordi (ad esempio uno a +∞, l’altro a −∞). Geometria: “becco” o “ago”.
  • Flesso a tangente verticale: i limiti tendono a ∞ con segni concordi (entrambi +∞ o entrambi −∞). Geometria: una “S” che per un istante risulta verticalizzata.

Come riconoscerli negli esercizi (senza confondere i casi)

Per ripassare il collegamento tra derivata e tangente, puoi usare anche gli esercizi sull’equazione della retta tangente.

Negli esercizi di analisi di funzione i punti non derivabili emergono spesso da valori assoluti, radici, moduli e funzioni definite a tratti. Il test chiave resta lo stesso: guardare cosa succede ai limiti destro e sinistro della derivata prima, non fermarsi al grafico “a occhio”.

Esempi coerenti con la classificazione

  • Angoloso: per y = |x − 5| in x0 = 5, le derivate laterali sono finite e opposte (uno vale 1, l’altro −1), quindi non coincidono.
  • Flesso a tangente verticale: per y = (x)^{1/3} in x0 = 0, l’analisi dei limiti porta a un’unica “direzione” di divergenza (segni concordi): la funzione passa ma la pendenza esplode verticalmente.
  • Cuspide: per y = x^{2/3} in x0 = 0 i due limiti divergono con segni discordi: il grafico forma un picco stretto, non un semplice spigolo.
  • Angoloso con logica “di tratti”: una funzione definita in due pezzi può rivelare un angolo anche se la continuità in x=0 è rispettata; basta che le derivate laterali siano finite ma diverse.

Tabella di Sintesi

Elemento Chiave Dettaglio / Impatto
Punto angoloso Limiti destro e sinistro della derivata finiti ma diversi. Il grafico presenta uno spigolo.
Cuspide Limiti a ±∞ con segni discordi (uno a +∞, l’altro a −∞). “Ago”.
Flesso a tangente verticale Limiti a ±∞ con segni concordi (entrambi +∞ o entrambi −∞). La funzione attraversa con tangente verticale.
Ruolo della continuità Qui si assume continuità in x0: il problema è nella derivabilità, non nel valore della funzione.

Collegamento utile: la derivata descrive il coefficiente angolare della tangente. Se vuoi ripassare questo passaggio prima di classificare i casi, consulta la guida sul coefficiente angolare con formule ed esercizi.

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Procedura in 5 passaggi per classificare il punto

  1. Controlla il dominio e verifica che il punto appartenga alla funzione.
  2. Verifica la continuità in x0. Se la funzione è discontinua, è certamente non derivabile, ma non stai osservando uno dei tre casi geometrici continui descritti qui.
  3. Calcola la derivata nei due intervalli a sinistra e a destra del punto.
  4. Trova i limiti laterali di f′(x) per x → x0− e per x → x0+.
  5. Confronta valori e segni: finiti ma diversi significa punto angoloso; infiniti di segno opposto significa cuspide; infiniti dello stesso segno significa tangente verticale.

Esercizio svolto: punto angoloso con il valore assoluto

Considera f(x) = |x − 2|. La funzione è continua in x = 2, perché da entrambi i lati tende a 0 e vale 0 nel punto. Per derivarla, però, devi scriverla a tratti:

  • se x < 2, f(x) = 2 − x e quindi f′(x) = −1;
  • se x > 2, f(x) = x − 2 e quindi f′(x) = 1.

Il limite sinistro della derivata vale −1, mentre quello destro vale 1. Sono entrambi finiti ma diversi: x = 2 è quindi un punto angoloso. Nel grafico compare uno spigolo, non una tangente verticale.

Esercizio svolto: distinguere cuspide e flesso a tangente verticale

Per f(x) = x2/3, quando x ≠ 0 si ha f′(x) = 2/(3x1/3). Avvicinandosi a zero da sinistra la derivata tende a −∞; da destra tende a +∞. I segni sono opposti, quindi l’origine è una cuspide.

Per g(x) = x1/3, invece, g′(x) = 1/(3x2/3). Da entrambi i lati la derivata tende a +∞: la tangente è verticale. Inoltre la concavità cambia attraversando l’origine, perciò il punto è un flesso a tangente verticale.

Il confronto mostra perché non basta vedere una pendenza “molto grande”: sono i segni dei due limiti laterali a separare cuspide e flesso a tangente verticale.

Esempio con una funzione definita a tratti

Sia f(x) = x per x < 0 e f(x) = 2x per x ≥ 0. I due rami assumono entrambi valore 0 nell’origine, quindi la funzione è continua. La derivata laterale sinistra vale 1 e quella destra vale 2: il punto è angoloso. Questo esercizio ricorda che la continuità è necessaria per la derivabilità, ma non è sufficiente.

Errori da evitare in verifica o all’esame

  • Classificare il punto guardando soltanto il disegno, senza calcolare i limiti laterali.
  • Confondere una discontinuità con una cuspide: nei tre casi geometrici trattati la funzione resta continua.
  • Studiare soltanto il limite della funzione, quando la classificazione richiede i limiti della derivata.
  • Dimenticare il segno dell’infinito: è proprio quel segno a distinguere cuspide e tangente verticale.
  • Scrivere “derivata infinita” come se fosse un numero: il significato corretto è che la derivata diverge nel limite.

Implicazioni pratiche per scuola e studenti

Questa classificazione rende misurabile un fenomeno spesso percepito come “grafico strano”: sposta la verifica della derivabilità da intuizioni visive a una procedura controllata. Per gli studenti significa ridurre gli errori tipici—confondere un angolo con una cuspide—quando i limiti laterali hanno segni o valori completamente diversi.

Per i docenti, la struttura “limite destro/sinistro della derivata prima → categoria” permette di costruire verifiche più robuste: anziché chiedere solo “che punto è”, si può valutare la capacità di argomentare i comportamenti asintotici di y'(x) vicino a x0. Nelle esercitazioni sui moduli, sulle radici e sulle funzioni a tratti, la tabella di criteri accelera la correzione e rende più trasparenti i punteggi.

Domande Frequenti

FAQ

Se la funzione è continua in x0, la derivata potrebbe comunque non esistere?

Sì. Anche con continuità in x0, la derivata non esiste quando i limiti destro e sinistro della derivata prima non coincidono secondo il criterio dei tre casi: angoloso, cuspide o flesso a tangente verticale.

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